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Don Giovanni

Lo spirito di rassegnazione è la nostra maggiore ancora di salvezza. Così, da un po’ di tempo, ho deciso che Daniel Baremboim è cosa buona per me. A che serve dire che doveva fare il pianista e non il direttore? La domanda successiva sarebbe:  al posto suo, allora, chi? E’ una domanda che non ha risposte, se non medianiche. Oppure si potrebbe dare avallo alle ormai flebili proteste dei filomuti (nel senso di adoratori di Riccardo Muti). Sciocchezze, come ognun vede. Claudio Abbado? Ah! tempo più non v'è!

Sono sicuro che Baremboim oggi non deluderà le mie aspettative. Sono aspettative modeste, ma anche capaci di portare soddisfazione: un Don Giovanni di ragionevole pulizia orchestrale, con cantanti  ben guidati. Ben guidati significa, nel Don Giovanni, che sanno restituire, tutti insieme, il senso di dramma giocoso. E questo, naturalmente, è anche responsabilità del regista, Robert Carsen.

Ci sono poche opere come il Don Giovanni che reggono così male la disparità di livello dei cantanti. Bastano un Masetto o un Commendatore non all’altezza, per fare danni seri. Non parliamo di Leporello: un Leporello becero rovina tutto. E Don Ottavio non deve essere ridicolo, pur calandosi nella parte di un uomo ridicolo. Mi aspetto molto dalla Donna Anna di Anna Netrebko, la cui voce mi dicono sia precocemente danneggiata, ma è pur sempre quanto di meglio offra il panorama attuale, e che non canta mai in Italia.

Vediamo, e soprattutto ascoltiamo.

[Bella l'introduzione alla serata di Amfortas]

 

VISTA L'OPERA: 

Lo spettatore che, all’inizio del secondo atto, ha molestato Baremboim chiedendo tempi più veloci, non capisce due cose: primo, che ciascuno di noi, e quindi anche lui, fa l’orecchio su un’esecuzione, che gli fa da riferimento; secondo, che la valutazione in base al metronomo non ha senso. E’ però vero che il Don Giovanni di Baremboim è stato poco fluido e di suono orchestrale opaco (per quanto è dato di capire dall’ascolto in televisione).  

Anna Netrebko è un po’ appesantita, come tutte le sue connazionali allo scoccare del 40°anno. Ma a me è piaciuta molto. Nel recitativo drammatico che precede l’ultima aria ha avuto una defaillance, che ha inciso per un paio di minuti sulla sua self confidence. Ma bella, brava e notevole interprete. Meno soddisfacenti le altre due signore: da Donna Elvira mi aspetto  potenza di emissione, da Zerlina agilità: due parziali delusioni.  Nessuno svetta, nella compagnia maschile, ma la dignità c’è.

Veniamo alla regia. I primi sospetti su Donna Anna connivente con Don Giovanni sono di E.T.A. Hoffmann, morto nel 1822.  Robert Carsen è, invece, chiaramente convinto di essere stato il primo a pensarci, e pare sicuro di così épater les bourgeois. Ho trovato irritanti questa e parecchie altre indicazioni date ai cantanti, tese a modificarne gli atteggiamenti rispetto a quelli voluti dal librettista, perché distorcono il senso drammatico e  hanno persino influenza sulla resa musicale. Oltre agli atteggiamenti sforzati di Donna Elvira, ci sono parecchie battute nelle quali a Don Giovanni è richiesto un atteggiamento ridanciano, là dove dovrebbe essere irato. Don Ottavio è reso come un pagliaccio, ma questa è purtroppo un’usanza secolare. Inoltre, Mozart-Da Ponte fanno chiaramente capire che Don Giovanni va in bianco per tutta l’opera. E’ importante: lasciare intendere il contrario, come fa Carsen, stravolge il senso dell’azione scenica. Per questi motivi specifici, e per una generale impressione di inutile esibizionismo, mi pare che la regia sia da bocciare.

Pubblicato il 7/12/2011 alle 13.16 nella rubrica Diario.

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