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Desiderius
When I makes tea I makes tea, as old mother Grogan said. And when I makes water I makes water.
 
 
 
 
           
       

 

 

They fetch'd a web o' the silken claith,
Another o' the twine,
And they wapp'd them round that guide ship's side,
But still the sea came in.

Mio Dio, per chi stiamo suonando? Per le tre persone che sono qui. E per noi.

Carne, non note.
(Carlos Kleiber, provando Der Freischutz)

"Under the prevailing cultural ethos, phoniness is the new integrity." (Louis Bayard, the Washington Post)
 

“Our movies may have looked like home movies, but then our home wasn’t like anybody else’s.” 
(Andy Warhol)

"Is what you should think more important than what you think?"
(da Pat Condell)


“Supposing you got a crate of oranges that you opened, and you found all the top layer of oranges bad, you would not argue, ‘The underneath ones must be good, so as to redress the balance’; You would say, ‘Probably the whole lot is a bad consignment’.” (B.R.)

“En toda tribu no hay nada tan alarmante como las violaciones del código lingüístico”. (M.V. Montalban)"

"Ah! ah! monsieur l’abbé, vous faites le plaisant!" V.

"Tutti i forni vivono di vita propria, voi conoscete il vostro come io conosco il mio." Casalinga veneta

Mientras usted hace eso yo ya le he pegado media docena de naturales”. Manolete


Da tempo mi faccio vedere su altri blog con lo pseudonimo Erasmo. Questo blog, tuttavia, si chiama Desiderius perchè il nome Erasmo era già stato preso, e così pure Erasmus.  Il nick non è nato con particolari pretese, ma semplicemente perchè, per commentare un post di un altro blog, mi venne il destro di citare un brano da L'elogio della Follia. Da allora me lo sono tenuto, principalmente perchè incontro un sacco di anticlericali beceri, e vorrei distinguermi da loro, senza rinunciare a essere un mangiapreti. Mi pare che Erasmo fosse un anticlericale intelligente, tanto è vero che salvò la pelle.
Questo blog sarà però solo incidentalmente dedicato al rapporto fra società e Chiesa. Preferisco parlare di politica, di attualità e di musica. Scrivo qui per sistematizzare le mie idee, e non ho particolare desiderio di avere un pubblico, benchè ciò non mi dispiaccia.
Faccio orgogliosamente parte della redazione di Topgonzo, il blog dedicato ai fessi. In un'ottica di specializzazione, preferisco non occuparmi di fessi qui. Se vengono, saranno trattati con rispetto per la loro condizione.
 


Radio

                                        


 

 
4 marzo 2012

MI SONO TRASFERITO

           

QUI

http://erasmodue.wordpress.com/




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14 febbraio 2012

Poi, purtroppo, la realtà

L'euro è come il comunismo: l'idea era buona.




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1 gennaio 2012

Solite note sui concerti di Capodanno

Nel giorno di Capodanno, la Rai ha distribuito musica. Ha cominciato Rai5 con lo storico Pipistrello di Carlos Kleiber, ripreso dal vivo nel 1988 all’Opera di Stato della Baviera. Sebbene inferiore all’inarrivabile registrazione discografica del 1975 (una delle migliori incisioni di tutti i tempi) si tratta di roba che non tornerà più.

Per marcare bene lo stacco fra il passato e il presente, subito dopo Rai1 ci ha rifilato il solito concerto di Capodanno dalla Fenice. Per fortuna, quest’anno non c’erano esposizioni di tessuti sindacali fra gli orchestrali. Rimane, musicalmente, quella che in inglese si chiama shabbiness. Faceva eccezione il bravo basso Alex Esposito, capitato lì chissà come.

Il concerto da Vienna era relegato nel tardo pomeriggio su Rai5. Mariss Jansons, molto festeggiato dal pubblico della Goldenen Saal, ha agito con gradevole fluidità. Purtroppo, l’inserimento nel programma della Polka dal pipistrello, quando aleggiava ancora nell’orecchio quella di Kleiber, ha dato la cifra della decadenza.




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27 dicembre 2011

Una proposta per ridurre la dannosità del M°Lang

In questo blog si sono, di tanto in tanto, individuate misure cruente per migliorare la vivibilità delle sale da concerto. Per esempio, la soppressione fisica del signor Allevi Giovanni, o il taglio delle mani degli spettatori che applaudono troppo presto.

Oggi, dopo l’ascolto radiofonico del celebrato pianista Lang Lang, che sciroppava dalla Carnegie Hall la Wanderer Fantasie di Franz Schubert, proponiamo di mozzare le estremità al succitato cittadino cinese. Le mani? Neanche per sogno: le mani gli servono per malmenare la tastiera. I piedi, gli si taglino, e specialmente il destro. In alternativa, si blocchino i pedali del pianoforte su cui si esibisce.






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7 dicembre 2011

Don Giovanni

Lo spirito di rassegnazione è la nostra maggiore ancora di salvezza. Così, da un po’ di tempo, ho deciso che Daniel Baremboim è cosa buona per me. A che serve dire che doveva fare il pianista e non il direttore? La domanda successiva sarebbe:  al posto suo, allora, chi? E’ una domanda che non ha risposte, se non medianiche. Oppure si potrebbe dare avallo alle ormai flebili proteste dei filomuti (nel senso di adoratori di Riccardo Muti). Sciocchezze, come ognun vede. Claudio Abbado? Ah! tempo più non v'è!

Sono sicuro che Baremboim oggi non deluderà le mie aspettative. Sono aspettative modeste, ma anche capaci di portare soddisfazione: un Don Giovanni di ragionevole pulizia orchestrale, con cantanti  ben guidati. Ben guidati significa, nel Don Giovanni, che sanno restituire, tutti insieme, il senso di dramma giocoso. E questo, naturalmente, è anche responsabilità del regista, Robert Carsen.

Ci sono poche opere come il Don Giovanni che reggono così male la disparità di livello dei cantanti. Bastano un Masetto o un Commendatore non all’altezza, per fare danni seri. Non parliamo di Leporello: un Leporello becero rovina tutto. E Don Ottavio non deve essere ridicolo, pur calandosi nella parte di un uomo ridicolo. Mi aspetto molto dalla Donna Anna di Anna Netrebko, la cui voce mi dicono sia precocemente danneggiata, ma è pur sempre quanto di meglio offra il panorama attuale, e che non canta mai in Italia.

Vediamo, e soprattutto ascoltiamo.

[Bella l'introduzione alla serata di Amfortas]

 

VISTA L'OPERA: 

Lo spettatore che, all’inizio del secondo atto, ha molestato Baremboim chiedendo tempi più veloci, non capisce due cose: primo, che ciascuno di noi, e quindi anche lui, fa l’orecchio su un’esecuzione, che gli fa da riferimento; secondo, che la valutazione in base al metronomo non ha senso. E’ però vero che il Don Giovanni di Baremboim è stato poco fluido e di suono orchestrale opaco (per quanto è dato di capire dall’ascolto in televisione).  

Anna Netrebko è un po’ appesantita, come tutte le sue connazionali allo scoccare del 40°anno. Ma a me è piaciuta molto. Nel recitativo drammatico che precede l’ultima aria ha avuto una defaillance, che ha inciso per un paio di minuti sulla sua self confidence. Ma bella, brava e notevole interprete. Meno soddisfacenti le altre due signore: da Donna Elvira mi aspetto  potenza di emissione, da Zerlina agilità: due parziali delusioni.  Nessuno svetta, nella compagnia maschile, ma la dignità c’è.

Veniamo alla regia. I primi sospetti su Donna Anna connivente con Don Giovanni sono di E.T.A. Hoffmann, morto nel 1822.  Robert Carsen è, invece, chiaramente convinto di essere stato il primo a pensarci, e pare sicuro di così épater les bourgeois. Ho trovato irritanti questa e parecchie altre indicazioni date ai cantanti, tese a modificarne gli atteggiamenti rispetto a quelli voluti dal librettista, perché distorcono il senso drammatico e  hanno persino influenza sulla resa musicale. Oltre agli atteggiamenti sforzati di Donna Elvira, ci sono parecchie battute nelle quali a Don Giovanni è richiesto un atteggiamento ridanciano, là dove dovrebbe essere irato. Don Ottavio è reso come un pagliaccio, ma questa è purtroppo un’usanza secolare. Inoltre, Mozart-Da Ponte fanno chiaramente capire che Don Giovanni va in bianco per tutta l’opera. E’ importante: lasciare intendere il contrario, come fa Carsen, stravolge il senso dell’azione scenica. Per questi motivi specifici, e per una generale impressione di inutile esibizionismo, mi pare che la regia sia da bocciare.




permalink | inviato da Desiderius il 7/12/2011 alle 13:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

21 novembre 2011

E. Friant

 

 

Émile Friant (1863 – 1932)

Les Amoureux (Soir d'automne, Idylle sur la passerelle)

Musée des Beaux-arts, Nancy




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18 settembre 2011

Libertà di espressione

Le rare volte che in un concerto capita una composizione di Max Reger, mi dispongo a un disciplinato sonnellino. E' sufficiente scegliere un lato, e disporre di un bracciolo. Sperando di non russare.

Tuttavia, anche un compositore noioso può essere un uomo di spirito. Ecco la lettera scritta da Max Reger a un critico: "Sono seduto nella stanza più piccola della mia casa, e ho davanti a me la sua critica.  Presto, l'avrò dietro di me".

Naturalmente, oggi impressionerebbe di meno. Ma, rapportata all'epoca, è una grande testimonianza di libertà di espressione.




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24 agosto 2011

Non cadono le braccia?

"The shortlist comprises: conductors Andris Nelsons, Gustavo Dudamel and Iván Fischer, conductor and viol player Jordi Savall, pianists Mitsuko Uchida and Lang Lang, trumpeter Alison Balsom, violinist Alina Ibragimova, tenor Jonas Kaufmann and the Berlin Philharmonic Orchestra."

Questi sono i candidati più accreditati a vincere il premio "Artist of the year 2011" della rivista di musica Grampophone.

Nessuna sorpresa che le case discografiche siano in crisi.




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22 luglio 2011

Non l'ho letto ma mi piace.

Un tempo, fra l’altro, leggevo il Foglio e il Riformista. Ho smesso, e non certo per le ragioni vagamente inquisitorie del popolo degli indignati. Leggere un giornale è un atto di informazione, non prendere in mano una bandiera, come pensano gli sfibrati (e ignoranti) eredi del movimento sanfedista.

Il Riformista ho smesso di leggerlo per noia, che si è rivelata profonda e irreversibile: refrattaria ai mille giri di valzer che alla fine hanno portato a un direttore/proprietario che gareggia col suo Protettore verso il traguardo del secolo. Chi ci arriverà?  Se ci arrivano in due, il vincitore sarà il Protetto: pare che anche per l’età delle mummie valga, più che l’atto di imbalsamazione, quello di nascita.

Il Foglio mi ha dato la definitiva orticaria con la svolta clericale, o ateodevotista, se si preferisce. Tuttavia, a differenza del Riformista, il Foglio non è un giornale noioso. Fra la tante ragioni per cui non lo è, primeggia il corsivo di Marcenaro. Metto qui sotto quello di ieri, che mi piace particolarmente, in quanto mi ricorda un’altra cosa che ho smesso di fare: votare per i radicali.

 

Tra gli interventi svolti ieri alla Camera dei deputati sull’autorizzazione all’arresto dell’onorevole Papa, poi brillantemente andato in porto, particolarmente acuto e convincente è sembrato quello dell’onorevole radicale Rita Bernardini. La quale ha sostenuto questo: essendo indiscutibile che, in Italia, vige un uso diffuso e inaccettabile della carcerazione preventiva; essendo questo ingiusto; essendo evidente che a questa pratica andrebbe posto rimedio, anche se il governo non ha mosso un solo passo in questa direzione; risultando accertato che la popolazione rinchiusa nelle carceri nazionali è costituita per il 40 per cento da detenuti in attesa di giudizio; considerando altresì che la metà di quel 40 per cento verrà senz’altro assolta, ciò che costituisce una vergogna, a questo punto siamo favorevoli che la carcerazione preventiva, vale a dire quella stessa vergogna, se la succhi anche l’onorevole Papa. L’onorevole Bernardini ha confermato così quanto i Radicali siano davvero radicali. Possono stare per quarant’anni senza nemmeno sfiorarlo, Caino, ma quando decidono se lo inculano vivo.




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1 giugno 2011

Gli alberi. E Pisapia.

Ignoro cosa farà Pisapia sindaco di Milano. Naturalmente le illusioni non ci sono, perchè se ne sono viste tante, e tutte simili. Una volta sulla poltrona, non solo le promesse, ma anche le posizioni politiche di appartenenza si stemperano nella routine amministrativa, e alla fine una Moratti vale un Pillitteri o un Aniasi. C'è una sola dimensione che può mantenere una certa distintività di colore politico, ed è quella del "non fare", ossia del porre veti. I veti sono, a pensarci bene, il modo più pratico per fare politica schierata: più pratico perchè meno faticoso, e perchè il prezzo politico non si paga. Infatti, le conseguenze dell'inazione sono normalmente visibili solo a lungo termine. Si possono citare molti esempi: dal Mose non fatto per 45 anni a Venezia, agli impianti per smaltimento non fatti in Campania, alle linee di metropolitana non fatte a Milano. E' bellissimo: tu non fai niente, e per questo non paghi prezzi, anzi: magari trovi vie di arricchimento personale.

Allora: spero che in mezzo al non-fare di Pisapia ci sia il blocco indiscriminato al taglio di alberi. Sono stanco di vedere piante secolari eliminate con i pretesti più improbabili, magari sostituite da piantine alte mezzo metro, in numero maggiore. Già: perché poi ti presentano i conti, e risulta sempre che il numero si è incrementato. Ed è per questo che le sparate alla Claudio Abbado sono nefaste: quelli non aspettano altro che l'invito a piantare 90.000 alberi, così possono far fuori impunemente quei pochi che ostacolano i loro programmi.

Il blocco, invece, deve essere indiscriminato. Solo per eccezione, e per comprovati motivi di sicurezza, si deve poter sormontare. Inoltre, il privato che trasgredisca al divieto va colpito nel portafogli. Fargli causa? ottima idea, ma di effetto ritardato. No, multa. Mi pare che 10 centesimi per ogni cittadino privato del godimento dell'albero  sia una tariffa non esosa. Naturalmente, 10 centesimi moltiplicati per il numero dei cittadini milanesi viventi, più altri 10 per i cittadini futuri, più una quota per i visitatori. Vabbe', con 300.000 euro a pianta dovremmo esserci. Sono convinto che una cosa così la possa fare solo un sindaco della sinistra estrema, perchè c'è dentro l'ecologia, c'è dentro il "no", c'è dentro la conservazione dei diritti acquisiti.




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9 maggio 2011

Non l'ho letto e non mi piace

Quello esposto nel titolo di questo post è un approccio poco lodevole. Cosa c'è di meno laico che giudicare senza conoscere, cioè per partito preso? Eppure.

Eppure, confesso che la lettura dell'articolo di Pigi Battista sul libro di Umberto Galimberti mi ha procurato compiacimento. Anzi, autocompiacimento, per la mia ignoranza. Infatti, non solo ignoravo che Galimberti avesse scritto un libro intitolato Il viandante della filosofia,  ma ignoravo persino dell'esistenza di Galimberti. La mia ignoranza deriva, con ogni probabilità, dalla scarsa frequentazione dello schermo televisivo, dato che, a quanto pare, questo Galimberti ci è di casa.

Da cosa deriva, quindi, il mio compiacimento? Si potrebbe pensare che si tratti di snobistico rifiuto del mezzo televisivo, con annessa convinzione di superiorità nei confronti di chi lo pratica: convinzione di superiorità spinta fino a preferire la propria ignoranza all'altrui conoscenza. Può darsi. Occorre però prendere in laica considerazione anche l'ipotesi che io, negli anni, abbia sviluppato un certo fiuto. La cialtroneria puzza.




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10 aprile 2011

Smanacciatori

Mozzare le mani al primo spettatore che applaude sarebbe punizione giusta, ma un po' severa. Infatti, esistendo l'usanza di applaudire, è matematico che uno che comincia ci sia sempre. Inoltre, sia pure in via teorica, potrebbe anche darsi il caso di applauso nei tempi corretti. Solo che questo evento è rarissimo.

Lasciamo perdere i casi, ormai sporadici, di applausi fra un tempo e l'altro di un pezzo. Tutto sommato, sarei indulgente con questi disturbatori, che non sanno di essere tali. I peggiori sono invece gli esibizionisti, cioè quelli che vogliono per forza essere i primi, e per conseguire il primato rovinano il suono dell'ultimo accordo, che invece deve spegnersi indisturbato.

Si potrebbe pensare che  il vezzo, eminentemente italiano, sia mutuato dai loggionisti, i quali da sempre attaccano con le manifestazioni di apprezzamento o dissenso quando finisce l'ultimo acuto, e non quando finisce la musica orchestrale. Ma non credo sia così: il pubblico di una serata per solo piano, o addirittura per piccola formazione da camera, è un pubblico con velleità diverse. L'applauso precipitoso significa: so che hai finito, sono il primo a saperlo, e quindi merito, per una frazione di secondo, il ruolo di protagonista. Inoltre, sono io il leader, ai cui comandi si scatena lo scroscio

Sì: tutto sommato, le mani mozzate sarebbero una pena equa. Bisogna mettere nel conto che ogni tanto ci può scappare l'errore giudiziario.  




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19 marzo 2011

Nostalgie

Lo Steinway dell’orchestra Verdi è un magnifico strumento, sul quale hanno già poggiato le dita artisti di fama. Ha fatto la sua porca figura anche ieri sera, sotto le dita meno celebrate dell’ottimo Benedetto Lupo. Che poi l’accordatore possa fare di meglio e di più, è un fatto.

Non e’ dello Steinway che vorrei parlare, però, ma dell’orchestra. Che è l’Orchestra Verdi di Milano, creatura da me e da tanti amatissima, per via della sua genesi e della sua infanzia di stenti. Infanzia prodigio, tuttavia. Ieri era impegnata, a parte Liszt, in un repertorio di forti colori orchestrali, ossia il Don Juan e la suite dal Cavaliere della Rosa, ambedue di R.Strauss, come ognun sa.
Allora: un’orchestra è fatta di sezioni. Gli archi si vogliono “compatti”, dicono i critici musicali, e di bel suono. I fiati hanno bisogno di capacità solistiche. Gli ottoni e le percussioni… hanno bisogno di orchestrali tedeschi.  
Tutto questo manca alla Verdi, e te ne accorgi meglio quando arrivano pezzi come quelli di Strauss. Tutto normale? La solita orchestra italiana? Non direi, visti i miracoli, gli autentici miracoli che aveva fatto Riccardo Chailly nel periodo in cui era direttore musicale. Ne derivo che, piuttosto che buttare la croce addosso allo scialbo direttore americano di ieri sera, si debba provare nostalgia per Chailly.




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31 gennaio 2011

Nemmeno il titolo

Sono lì che leggo Blood Meridian di Cormac McCarthy, e, all'improvviso, mi coglie il dubbio. Ma vuoi vedere...Vado su internet, ed eccolo lì: Einaudi, Meridiano di Sangue, traduttore R. Montanari. Ma cazzo, nemmeno il titolo? MEZZOGIORNO DI SANGUE, pirla di un Montanari.




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21 gennaio 2011

Da un frequent flyer

 

(Ricevo da un amico frequent flyer e volentieri pubblico).

Per uno che fa la mia vita, è imperdibile un articolo come quello sul Corriere di oggi , ripreso dal Wall Street Journal, Resti a terra in aeroporto? Ecco come fare. La Guida alla sopravvivenza dei passeggeri appiedati. Ossia, sembra imperdibile. Dovrebbe essere un vademecum del viaggiatore vessato dalle compagnie aeree. La Guida consiste di un'illustrazione in otto quadri: Preavviso, Controllo preventivo, Anticipazione, Coda, Protesta, Club, Sconto, Servizi, e di una serie di consigli pratici. Magnifico.

Ecco, però, il contenuto: Preavviso: il passeggero deve sempre informarsi delle condizioni meteorologiche e del traffico aereo prima di recarsi all'aeroporto. (Ma no?). Controllo preventivo: verificare di avere nella 24 ore l’essenziale per il vitto, l’igiene e tutto il resto nel caso di restarvi bloccato per un giorno. (Ma va’?). Anticipazione: se ha una coincidenza, prima dell’imbarco si sinceri di non perderla o che non sarà annullata. (Geniale). Coda: nel caso di un'improvvisa cancellazione del volo o quant’altro, si metta in coda al banco, non contatti telefonicamente la linea aerea (in genere non ci riuscirebbe) Furbo. Protesta: la contatti invece con messaggi di protesta al cellulare (quale?) o al computer (sic) per costringerla ad aiutarlo. Club: acquisti un biglietto giornaliero di accesso al club dell’aeroporto, starà più comodo (càspita). Sconto: sfrutti lo sconto concesso dall'aeroporto per l’albergo (e son soddisfazioni). Servizi: dove esiste, ne sfrutti il sistema d’assistenza (dove esiste, neh?).

Allora, ce l’ho io un consiglio. Cercare l’anima gemella. Per questo esiste una combinazione di condizioni estremamente favorevoli, diremmo unica. Primo: comunanza di mala sorte. Secondo: condizione di lontananza dal proprio ambiente (va da sé che le signore accompagnate non sono buoni target). Terzo: consapevolezza che domani è un altro giorno, e ognuno va per la propria destinazione. Quarto: l’ambiente ispira sicurezza: non è come un abbordaggio per strada. Quinto: si può mentire, anzi, ciò rientra nelle aspettative. Sesto: non c’è nulla di meglio da fare.

Ed ecco alcuni consigli pratici sulla scelta del soggetto, avvertendo che qui si tratta di soggetti femminili. Primo: meditare la scelta. E’ difficile avere una seconda chance. Secondo: la gran gnocca lasciatela a qualcun altro. Terzo: non importa la vostra età, ma importa la sua. Ideale è quella sopra i 45, meglio se cinquantenne. A parte le considerazioni di mercato, tenete conto che, se ha le sue cose, non ve lo dirà: ossia, non ve lo dirà sufficientemente presto. Quarto: è indispensabile avere una lingua in comune (nel senso di idioma). Quinto: sbirciate cosa legge. Preferite quelle con un libro, evitate quelle con riviste di gossip. Sesto: preferite sempre le straniere. Settimo: preferite quelle che viaggiano per lavoro. Ottavo: preferite quelle che fanno il viaggio di ritorno (lo so che è ovvio). Nono: il vestito è indifferente, a meno che non sia una divisa da hostess. In questo caso, evitare.




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1 gennaio 2011

Tagliamo, tagliamo.

Ogni Capodanno capita, ormai, di assistere a due concerti televisivi. Il primo è quello della Fenice di Venezia, imposto in diretta da una EIAR autarchica. Quest'anno, se possibile, ancora più indecoroso, specie nelle parti vocali. La protesta per i "tagli" (anche quella, ormai, una tradizione) era controproducente: perché dovremmo finanziare con il denaro pubblico tristezze del genere?

Il concerto dei Wiener, trasmesso subito dopo in differita,  superava i livelli qualitativi minimi per l'evento (ossia, molto al di sopra di una qualunque performance di orchestra italiana). Ma sempre minimi: preoccupa un po' che il Maestro Welser-Möst sia diventato Generalmusikdirektor della Staatsoper di Vienna. Teatro che ha una tradizione.




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7 dicembre 2010

Consiglio per la serata

E' possibile ci sia qualcosa di meglio da fare, stasera. Possibile, ma poco probabile. Suggerisco di sintonizzarsi su RAI5, a partire dalle 17, per la Walkiria scaligera. Chi non ce la fa per le 17, come il sottoscritto, non si perda d'animo: fortunatamente, l'opera è lunga abbastanza.

E' verosimile che ci siano state Walkirie migliori, ma, buttando lì una previsione, questa non dovrebbe essere troppo male.

Il libretto con testo a fronte (indispensabile) è qui . I temi sono qui.

Bisogna riconoscere che il Wagner dell'antipatico Muti era di molte spanne superiore. I confronti si devono fare alla Scala, perché il confronto con le orchestre tedesche non è proponibile. Baremboim si conferma un onesto mestierante, e un grande pianista mancato. Ho ascoltato con attenzione, non scevra da nervosismo, la spegazione del regista. Mi pare faccia premio l'opinione della grande Waltraud Meier (Sieglinde) che lamentava, nei giorni scorsi, come il regista fosse tutto preso dalla ripresa televisiva, e lasciasse i cantanti allo sbando. Abbiamo quindi effetti scenici visibili ai soli telespettatori e non agli spettatori in sala, simbolismi assolutamente impervi, e un pover crist neozelandese, nella parte di Siegmund, che, già afflitto da un fisico e da una voce inadatti al ruolo, muore con involontaria comicità, visto che nessuno gli ha spiegato che pesci pigliare. Quando gli si spezza la spada sembra Willy Coyote. Taccio del vezzo di vestire i cantanti con abbigliamento moderno (in questo caso preso dal film 1997 - Fuga da New York.). Quando una cosa così venne in mente a Patrice Chéreau negli anni 70, oltre a essere una novità, oltre a essere sorretta da solide ragioni (certo discutibili, ma solide) era resa con grande maestria e in ricercato connubio con un eccezionale contributo musicale (Boulez e alcuni grandi cantanti, nonché, sputaci sopra, l'orchestra di Bayreuth). Oggi non è così, anche se la compagine di canto è complessivamente buona. Improvvisatori. Sono improvvisatori.

 




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31 ottobre 2010

Tracy

Tracy is a railroad town; brakemen eat surly meals in diners by the tracks. Trains howl away across the valley. The sun goes down long and red.

Jack Kerouac - On the Road - The original scroll

 




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12 ottobre 2010

Joan Sutherland

Quella che ci ha lasciato è stata una delle più belle voci in assoluto. Credo che, per bellezza, si possa paragonare solo a un'altra, sia pure diversissima, e cioè quella di Renata Tebaldi.

Ma io non sono un esperto di voci. Non sono in grado di fare un'analisi tecnica sullo strumento vocale (mentre, a parte la modestia, sono in grado di valutare in modo autonomo un'interpretazione). Tuttavia, ci sono casi nei quali la bellezza dello strumento riesce da sola a rendere magnificamente una partitura operistica. E' il caso di alcune opere del Verdi ruspante, in primis il Rigoletto e il Trovatore. Opere, a mio parere, scritte proprio e solo per le voci, nelle quali il pubblico cerca le voci, e è giusto che le abbia. Per questo, nonostante la critica le riconosca a comunemente altre doti da quelle di soprano drammatico, a me la Sutherland piace anche e soprattutto là dove ci dà dentro con forza. Vorrei proporre,a questo proposito, un brano del Trovatore che è poco conosciuto, in quanto regolarmente tagliato dalla tradizione direttoriale. Si tratta della cabaletta dell'atto IV, dove Leonora dichiara il suo amore imperituro. E' una registrazione video del 1983 dall'Opera di Sydney, diretta come al solito dal marito, Richard Bonynge, molto vituperato, ma sicuro concertatore e, soprattutto, uno che la partitura la capiva, al di là delle dubbie capacità espressive. Poiché però in questo bellissimo brano la voce  di Joan è già un poco danneggiata, vorrei che  si ascoltasse anche la Sutherland ventinovenne (1955), in un'altra scena dal 4° atto del Trovatore. La versione è in inglese, perché allora il pubblico voleva l'opera nella sua lingua. Ma del resto, la Sutherland cantava sempre in inglese. da ultimo, come astenersi da questa meraviglia?




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10 settembre 2010

Ringraziamento

Ringrazio quelli che vengono ogni giorno. Ho deciso di dedicare quel po' di tempo che ho all'altro blog. Ma ogni tanto, chissà.




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